Cronache dal festival di Lione – Cinéma et Révolution(s) en Égypte

Freschi di rientro dalla kermesse lionese, il festival Cinéma et Révolution(s) en Égypte, vogliamo condividere mettere in rete alcune delle esperienze che ci hanno entusiasmato di più.
Il festival è stato voluto e organizzato dall’associazione Maalish e dalla Maison des Passages di Lione, due realtà che lavorano sull’intercultura. In particolare Maalish (in arabo egiziano “porta pazienza!”) è nata dall’incontro di giovani egiziani e francesi appassionati della cultura egiziana, ma oramai attivi su temi che riguardano tutto il medio oriente.
Durante tutto il festival ha regnato un’atmosfera molto calorosa e accogliente, la stessa con cui ci hanno accolto Nicola, Nadia, Ahmed e tutto lo staff. Questa atmosfera di serenità ed entusiasmo al tempo stesso, ha permesso di approfondire dei discorsi molto difficili, soprattutto sul piano emotivo. Perché parlare di rivoluzioni egiziane oggi significa anche fare i conti con un‘attualità politica che sembra tradire molte delle aspettative in campo: il potere politico ed economico ancora in mano all’esercito, la forte prevalenza dei partiti islamici nel parlamento, l’assemblea costituente ancora in alto mare.
Si parla di rivoluzioni al plurale, come sottolineano gli amici di Maalish, per rappresentare meglio il concetto di una rivoluzione multiforme: non solo il rovesciamento del potere politico, ma un ventaglio di cambiamenti sociali, culturali e di pratica politica.
Il panorama di questi cambiamenti è emerso molto vivacemente dai film, dalle letture di poesie e dalle canzoni che sono state portate al festival. Insomma, Cinéma et Révolution(s) en Égypte è stato nel suo complesso uno scambio culturale di altissimo livello, soprattutto per la genuinità delle esperienze che ha riunito. Siamo stati molto felici di essere stati invitati a portare anche il nostro Egitto-> un sogno nel cassetto, diventato per l’occasione Égypte-> un rêve en devenir. Ma ecco a voi alcuni frammenti dei lavori che ci hanno incuriosito di più, tra film, reading e dibattiti (qui il programma completo)!

 

I Film

Filone “Cronache della rivoluzione”
(documenti, fatti, testimonianze sugli avvenimenti)

18 giorni nel cuore della rivoluzione egiziana (18 jours au coeur de la révolution égyptienne)
documentario di Mirit Mikhail e Farid Ismail

Una ricostruzione, giorno per giorno, dello scoppio della rivoluzione, fino alla caduta di Mubarak. E’ un documentario denso di testimonianze, che spiega molto chiaramente gli avvenimenti dell’inizio della rivoluzione, il clima e le difficoltà della prima ora. Nessuna inutile immagine di violenza sensazionalistica, tante prospettive chiare del Cairo e dei luoghi al centro della rivoluzione. Tra le immagini più rare e originali, un clip che mostra l’uscita dei detenuti da un carcere che attraversano correndo le fila delle forze di sicurezza; i poliziotti li incitano a fuggire e li sfottono urlandogli “complimenti”. Una manovra deliberata dall’ex-regime, aprire le carceri per aumentare il caos e l’insicurezza nel paese.

Ottimo documentario anche come materiale di studio, tanti contenuti in appena 26 minuti.
E proficuo è stato anche l’incontro con l’autrice Mirit, con cui abbiamo avuto un lungo e interessante confronto sul come riportare in immagini dei fatti violenti senza farne una fiera dello splatter a scopo di audience, focalizzandosi piuttosto sul contesto degli avvenimenti e offrendo così maggiori spunti di comprensione. Per quanto banale possano sembrare queste considerazioni, raramente le troviamo applicate dai reporter dei media mainstream.

 

Tahrir Bengasi (Tahrir Ben Ghazy)
documentario di Ossama El Wardany

Spinto dall’entusiasmo rivoluzionario dopo la caduta di Mubarak, Ossama decide di andare a raccogliere delle testimonianze della rivoluzione libica appena cominciata.
Attraversa la frontiera tra l’Egitto e la Libia e viene accolto dagli insorti del 17 febbraio 2011 che stanno cominciando a organizzarsi militarmente con il sostegno di parte dell’esercito libico.
Si dirige verso Bengasi e poi Ras Lanuf, accompagnato da alcuni ribelli incontrati sul posto, che gli fanno da guida. Le sue immagini, catturate faticosamente in mezzo alla folla o sotto alcune sparatorie, mostrano lo spirito dei primi giorni di una rivoluzione che è degenerata in una guerra civile nei mesi successivi.
Come ci raccontava Ossama durante Festival, gli egiziani in quel momento erano visti come eroi liberatori e accolti a braccia aperte dai libici che avevano appena cominciato a rivoltarsi. Saputo che era egiziano, in alcuni ristoranti gli veniva offerto il pasto gratis; è un dettaglio curioso che fa respirare un clima di solidarietà tra i popoli arabi che non ci viene raccontato spesso.
Questo documentario fatto di video clip on the road è una testimonianza originalissima del clima della primavera araba.
Quel clima non è scomparso, sebbene sia oggi molto difficile poter entrare in Siria, o in Bahrein come qualcuno del pubblico chiedeva a Ossama, che dal canto suo sarebbe pronto a farlo.

 

Filone “Storie personali”


Libertà, oh libertà, Egitto mio (Liberté ô liberté mon Égypte)
documentario di Sabreen Bint-Loula

“Di rivoluzione in rivelazione”, come recita la sinossi di questo documentario: il ricongiungimento di una figlia cresciuta in Egitto con sua madre, dopo 18 anni; la madre rifugiata in Francia scappando da un marito padre-padrone. L’incontro avviene nel momento in cui scoppia la rivoluzione: madre e figlia si ritrovano insieme a partecipare alle manifestazioni e poi fanno rientro in Francia per poter condividere finalmente una vita famigliare negata da tempo. Colpisce la freschezza e la serenità della figlia Laila accanto all’esperienza di vita della madre Sérénade che dopo anni di lotta riesce a ottenere il ricongiungimento familiare che sognava.
Entrambe si lasciano alle spalle un regime di vita che le opprimeva da diverso tempo.

 

Freddo gennaio (Froid janvier)
fiction di Romany Saad

Una madre lasciata sola con due figli dal marito che si è venduto i mobili di casa e pure la porta. Una corrente d’aria gelida entra dalla soglia aperta della casa, siamo nel gennaio 2011. La madre scende in strada con i figli per trovare un modo di racimolare i soldi per mangiare e comprare una nuova porta. La piazza è piena di manifestanti che vanno e vengono, la donna trova il modo di rivendere delle bandiere egiziane a 10 lire l’una (“àlam, àlam” – “bandiera, bandiera” urla ai passanti) e incontra la solidarietà dei vari manifestanti, compresa quella di un militare. Ma la tristezza l’assale quando viene a sapere che Mubarak è caduto: crede che nessuno più le comprerà le bandiere… Lieto fine per un racconto dall’intenso simbolismo, ma che conserva al tempo stesso un estremo realismo e una piccola dose di ironia nel presentare le figure della madre e dei due figlioletti.

E ancora… (Et encore…)
documentario di Ossama El Wardany

Anche questo film riesce a mettere insieme realismo e simbolismo: una storia di due giovani coppie che mettono al mondo un figlio catalizzate dalla speranza in un domani migliore portata dalla rivoluzione. Da quello che ci riferisce Ossama, il concepimento di un figlio in seguito all’accendersi della rivoluzione è stata un’esperienza comune a molti coppie, un elemento della realtà rivoluzionaria potremmo dire.
Una delle coppie ritratte dal documentario è quella di Alaa Abdel Fattah e Manal Hassan (noti blogger e attivisti), il cui bimbo nasce mentre il padre era in carcere, ingiustamente detenuto e poi liberato e scagionato. Non è un caso se papà e mamma decidono di dare al bimbo il nome di un martire della rivoluzione, Khaled, da Khaled Said.
Questa carica simbolica è messa in crisi dalla realtà attuale in cui i figli si trovano a crescere: le aspettative della rivoluzione sono state disattese per il momento e si profila un cammino politico estremamente difficile per l’Egitto. Ma i giovani rivoluzionari non gettano la spugna, e ancora…

Lirica & musica

Oltre ai rap di Ossama El Wardany (guardateli qui e qui), abbiamo ascoltato le poesie scritte e recitate da Mohammed Zanaty, poeta cairota, insegnante di arabo e drammaturgo.
Ve ne riportiamo un brevissimo estratto, quando possibile cercheremo di pubblicare la reading intera col testo originale.

 

Rivoluzione
La lezione incomincia, aprite i quaderni
Partendo da destra, scriviamo insieme la data:
martedì 25 gennaio 2011
Scrivete in mezzo alla riga il titolo,
Con una scrittura che possa contenere il mondo intero: Rivoluzione
La lezione incomincia, aprite i quaderni

 

La tavola rotonda

Al centro della programmazione del festival si è svolto un dibattito aperto sull’attualità della rivoluzione egiziana: le ultime notizie, i progetti, gli scenari.
Il pubblico è stato molto presente e attivo, ha letteralmente subissato di domande le persone che erano state invitate a parlare sul palco: Nicolas Gilles (Association Maalish), Clément Steuer (ricercatore di Scienze Politiche, associazione Maalish), Inés Taha (ricercatrice in Diritto Pubblico al Cairo), Mohammed Zanaty (Poeta), Mirit Mikhail (autrice, regista), Ossama El Wardany (autore, regista), Tommaso Dradi (autore, regista). Vi riportiamo una sintesi delle questioni discusse.

Clément sottolinea come l’Egitto di Mubarak fosse allineato al neoliberismo, sì, ma senza alcun progetto politico di sorta. Era diventato ormai un mostro tentacolare di clientelismo e corruzione, lo scopo non dichiarato dell’apparato statale era distribuire prebende.

Domanda 1: Perché i partiti islamici hanno ottenuto così tanti consensi rispetto ai movimenti rivoluzionari? Perché i giovani rivoluzionari non sono andati a parlare con gli egiziani delle campagne e dei quartieri più disagiati?
Risposta 1: Nonostante la capillarità dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani e la loro presenza di lunga data in ambito sociale e mutualistico, i movimenti rivoluzionari hanno cercato di raggiungere le persone nelle realtà più difficili, ma si sono trovati davanti uno sbarramento concettuale. Molte persone infatti gli dicevano: voi venite qui a parlare dei progetti della rivoluzione e lo fate in nome vostro, gli altri (i fratelli musulmani o i salafiti) parlano in nome di Dio: come può la vostra parola essere più autorevole della parola di Dio?

Domanda 2: Il fatto di essere stata una rivoluzione non violenta, non si è rivelato poi un punto debole della rivoluzione egiziana, che non è riuscita a prendere il potere?
Risposta 2: C’è stata violenza in realtà, da parte del vecchio regime e poi da parte dell’esecutivo militare. Senz’altro non dai manifestanti, che tutt’al più si sono difesi con pietre e bastoni (il selciato di piazza Tahrir è divelto, sotto affiora la sabbia). Difficile pensare di raggiungere una vera democrazia con metodi non democratici.

Ringraziamenti

A nome della squadra di Egitto -> un sogno fuori dal cassetto, ringraziamo di cuore gli amici di Maalish, della Maison des Passages e tutti gli altri partecipanti al festival per questa bellissima iniziativa, che speriamo sia feconda per tutti.